Fino agli anni ’60 del secolo scorso, la Chiesa dell’Addolorata, rispetto all’abitato, era in posizione marginale, extra-moenia.

Le contrade Braconi e Colajerni, ora rispettivamente Via Braconi e via A.Volta non erano ancora state edificate, urbanizzate. Vi si accedeva alla Chiesa da Via Marconi. Nei giorni della “Settina” per Via Marconi era un allegro vociare misto ad un rumore di passi più o meno svelti per la delizia dei “Cruciari” , i residenti di via Marconi,che in quei giorni si sentivano all’attenzione del mondo.

I fedeli affluivano soprattutto dalle contrade di Braconi e di Colajerni, percorsi, si, non tanto agevoli ma alternativi perché più brevi, naturalmente fra i mugugni più o meno manifesti dei proprietari che mal sopportavano che per i loro campi si aprissero varchi e passaggi.

Abbiamo presente ancora la bella visione che guardando giù dal Sagrato dell’Addolorata coglievamo per l’ampia distesa di Braconi.

Il biondeggiare delle sue restoppie riluceva ai raggi del sole che volgeva all’Occaso. I suoi sentieri brulicavano di figure che andavano distinguendosi man mano che procedevano in avanti. Erano giovani, adulti ed anziani, uomini e donne che provenivano dalle zone basse del paese cioè quelli della Cannaletta, dei Parriadi, di Piazza S. Rocco che per raggiungere l’Addolorata preferivano quel percorso breve rispetto agli altri.

Della costruzione della Chiesa non abbiamo notizie sicure, ma un dato è certo. Nella “Lista di carico”della Cassa Sacra compilata all’indomani del sisma del 1783 non risulta iscritta fra le “fabbriche di culto” rilevate all’epoca.

La “Settina dell’Addolorata” veniva e viene celebrata con solenni funzioni religiose: ora con la celebrazione della Messa seguita da letture devozionali intercalate da canti, mentre prima che entrassero in vigore le disposizioni del Concilio Vaticano II venivano cantati i Vespri seguiti dalla Benedizione Eucaristica. L’Arciprete Don Ciccio Palaia faceva venire il Predicatore, di solito un religioso conventuale.

Per dovere di cronaca, una sera, durante la predica avvenne un fatto increscioso. Si era nel periodo della “Guerra Fredda” e anche dai pulpiti a volte in maniera più o meno velata, qualche frecciata contro le formazioni politiche di sinistra.

E avvenne che “mastro Vincenzo Palaia” una sera interruppe il Predicatore invitandolo a non fare politica dal pulpito. Apriti Cielo! Scandalo!, interrompere in Chiesa un predicatore! Mastro Vincenzo Palaia fu denunciato all’autorità giudiziaria.

Ricordiamo come quella sera Don Ciccio Palaia scendeva dall’Addolorata a passi svelti e gli si notava in viso lo sdegno! Ma mastro Vincenzo Palaia anche se militava nelle file del Partito Comunista non era un mangiapreti, tutt’altro! viveva, si può dire, all’ombra di don Ciccio del quale aveva una grande considerazione,ammirandone la preparazione, la dottrina! Non ricordiamo l’epilogo della faccenda, ma passati i bollori del momento, pare la comprensione sia prevalsa.

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La Settina dell’Addolorata richiamava nella zona moltitudine di popolo…..

-ragazzi,giovinetti,giovani perdi-giorno- per motivi non religiosi, ma di divertimento.

E l’interesse era concentrato nel burrone che corre a pochi passi “’u cafuna dell’Addolorata”.

Il burrone corre per un terreno ricco di marna detta jzzo o gesso di bassa qualità. Quindi le pareti del burrone erano e sono costituite da strati friabili.

Il burrone veniva letteralmente invaso e le sue pareti aggredite con ogni mezzo o utensile atti ad estrarre dalle friabili pareti, lastre, pezzi di jzzo.

Era uno spettacolo osservare quella moltitudine di cavatori in erba, l’alacrità si…. Toccava!

Ricavato il proprio pezzo i più bravi si cimentavano ad abbozzare figure umane, i meno bravi ad accenni lineari…….

 

 

 

 

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