L’AZATA

(Da un “pastone redazionale” apparso sul numero 4 del 1999 di Pagine Bianche)

Da tre secoli, nel pomeriggio di Martedì grasso, a Girifalco si porta in processione la statua di San Rocco, il suo protettore.

Questa commistione del sacro col profano è sempre stata motivo di perplessità ed ha sollevato dubbi e interrogativi circa le ragioni che sono all’origine della particolarissima cerimonia.

La giornata di martedì, che chiude il periodo di Carnevale ed apre le porte a quello di quaresima, è, infatti, una giornata “godereccia” che certo non si adatta alla riflessione e al raccoglimento nella preghiera.

Col tempo si è persa la memoria e la consapevolezza del motivo di questa processione, che, per la devozione con la quale viene celebrata e la grande partecipazione popolare, ha sempre costituito uno dei segnali della profonda religiosità dei girifalcesi.

Nel tempo sono state azzardate molte interpretazioni, ma tutte appaiono frutto di virtuosismi intellettuali. Qualcuno la volle in qualche modo legata al Carnevale (ad un periodo di spensieratezza ne segue un altro di
riflessione e di penitenza) e si credette anche di intravedere un parallelismo etimologico fra l’Azata (1) (alzare le carni) e Carnevale (carnem levare).

Ma un documento del XVII secolo, giacente nell’Archivio Diocesano di Squillace e riportato alla luce dal compianto Turuzzo Sinatora e a noi consegnato in fotocopia, fa giustizia di tutte le interpretazioni finora avanzate sull’Azata.
Dalla Bolla si evince che in origine l’Azata fu istituita come festa di ringraziamento a San Rocco per avere liberato Girifalco dalla peste: secondo la credenza popolare, infatti, San Rocco, nella potenza della sua intercessione, si alzò sull’umanità sofferente e allontanò da essa il letale morbo che in quel periodo (siamo nel 1600) aggrediva uomini, animali e cose.

Nella supplichevole richiesta del popolo di Girifalco, trascritta nella Bolla, si legge tra l’altro:<Nell’anno della natività del Signore 1657, il 25 del mese di marzo… il Sindico,Università et huomini della Terra di Girifalco umilissimamente espongono a V.S.R. ma come havendo edificato una chiesa vicino le mura di detta terra sotto titulo di S.to Rocco per la grazia ricevuta da
N.S. di essere stati liberati dalla peste che gli ha sin qui con molta mortalità fieramente vessato, desiderano erigere detta chiesa in Confraternita di Laici… de sacchi e con le infrascritte prerogative et privileggi, la supplicano però a degnarsi di erigere canonicamente della Confraternita e di concederli oltre le solite … anche le infrascritte grazie che lo riceveranno
per affetto segnalato dalla sua benignità. Ud dues…>

I “privilegi” allora concessi furono quelli di erigere la Confraternita di laici, di celebrare le Quarantore del Santissimo Sacramento, di esporre la Reliquia di San Rocco e di portare la sua statua in processione sia nel giorno della sua festa, sia per altre gravi necessità: funzioni religiose che sono state tramandate fino ai giorni nostri, costituendo un esatto riscontro degli avvenimenti di quel lontano marzo di più di trecento anni fa.

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(1)  G.Rohlfs Nuovo
Dizionario Dialettale della Calabria

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