Giuseppe Vitaliano
Continente Calabria
Storia e antropologia della regione

(alcune nostre riflessioni)

La pubblicistica regionale  si è arricchita di un testo storico-antropologico che riguarda da vicino la nostra regione. Il prof. Giuseppe Vitaliano, per i “Tipi della Casa Editrice di Soveria Mannelli, la Rubbettino, ha dato alle stampe ” Continente CalabriaStoria e antropologia della regione. L’Autore non è nuovo al pubblico e per le pubblicazioni che conta al suo attivo e perchè stimato ed apprezzato docente di Lettere negli Istituti Superiori. Che la pubblicazione di Vitaliano esca dall’usuale…agiografico e che sia un lavoro che suscita nel lettore particolari riflessioni lo si evince a partire dal titolo, “Continente Calabria…”!   

La Calabria è, sì, un continente! Quando parliamo di continente la nostra mente corre alla varietà di climi, di paesaggi, di lingue o di idiomi, di ceppi di popolazioni o di etnie.Circostanze, situazioni, le predette, che ricorrono da sempre nella nostra regione. La divisione amministrativa della Calabria in Ultra, Media e Citeriore rispondeva alla realta socio-fisica della regione. E non è raro, ancora oggi, imbattersi in qualche pietra miliare riferita alla vecchia denominazione Strada interna delle Calabrie. E l’Autore riporta quanto negli anni ’50 un non calabrese, l’ Ispettore scolastico Isnardi, scrisse a proposito dell’orografia calabrese e quanto questa abbia influito sullo sviluppo regionale. Al dis-continuum fisico fa riscontro quello socio-storico. Si rilevano, infatti…” il topos dei cosentini più latini, dei catanzaresi più bizantini, dei reggini più ellenici”.

Differenziazioni, queste, che si sono perpetuate nel tempo sino ai giorni nostri. Mentre nelle altre regioni si rileva unità geo-politica che ruota intorno alla città capoluogo, in Calabria, invece, si hanno tante realtà geo-politiche, guardinghe fra di loro con grave detrimento per lo sviluppo regionale.  Effetto emblematico di tale situazione il carattere itinerante del nostro Ente Regione, la sede della Giunta a Catanzaro, quella del Consiglio Regionale a Reggio Calabria. E questo perchè nessuno dei capoluoghi calabresi nel tempo è assunto a baricentro o, meglio, centro gravitazionale della regione. Lasciamo al lettore le considerazioni circa lo spreco di energie derivante da questa dislocazione dell’Istituto Regionale.E’ vero, sì, che ai vari dominatori che nel tempo si sono avvicendati interessavano Palermo, Napoli e Bari e la Calabria era terra di conquista e di passaggio, ma è altrettanto vero, lo diciamo con amarezza, che la Calabria e con essa i calabresi non sono adusi a fare tesoro delle occasioni propizie. Ci riferiamo allo stesso Istituto Regionale con il quale i calabresi sarebbero dovuti essere gli artefici dei loro destini; ci riferiamo alle Comunità Montane delle quali si sarebbe dovuto fare tesoro……..

Sì, quella della Calabria è una realtà geografica immodificabile, ma i mali della nostra regione vengono esclusivamente dalla sua posizione geografica  e dalla sua conformazione morfologica? A proposito riportiamo quanto all’indomani del terremoto del 1783 Ferdinando Galanti, inviato in Calabria dai governanti di Napoli, scrisse nella sua relazione: ” La Calamità della Calabria è stata tale, e tanto distruttiva, che offre il campo a poter spaziosamente formare un nuovo sistema di cose rispetto ad essa. Bisogna adunque profittare del momento (Sic!) per formare un piano generale del suo ristoramento da eseguirsi di passo in passo. Tre sono i mali grandi della Calabria ulteriore:

1) la prepotenza dei baroni;

2) la soverchia ricchezza delle mani morte;

3) la sporchezza, la miseria, la salvatichezza, la ferocia di quelle  città e di quei popoli.” ( Rosario Villari, Il Sud nella Storia d’Italia, Edizioni Laterza Bari)

Situazioni oggi non ricorrenti. Sintomatico, però, che il Galante abbia addebitato l’arretratezza della regione esclusivamente a motivi socioeconoci.

Vitaliano, invece, va a ritroso nel tempo e conviene che i mali della Calabria iniziarono con i Romani i quali le fecero pagare la fierezza dei suoi Bruzi accaniti sostenitori del generale cartaginese e tra gli ultimi ad abbandonarlo…e condannava questi indominti montanari alla condizione di peregrini dediticii, come a dire schiavi dell’Impero “. Ed ancora Vitaliano: ” Così il Bruzio pagherà la sua fierezza rimanendo isolato e selvaggio, straniero all’Impero, abitato da un gran numero di schiavi …che nella regione consolidarono il latifondo e con esso l’immobilismo e la miseria”. E allora? La nostra Regione è una miniera di risorse che le provengono dalle stesse montagne, dalle sue zone rivierasche e, quindi, dai suoi mari, dai suoi prodotti tipici, dalle sue intelligenze umane costrette ad evadere, ad emigrare. Basterebbe che il popolo calabrese avesse più fiducia in sè stesso, nelle sue possibilità e non attendere che lo sviluppo del suo territorio avvenga per volontà di altri o per decreto.

Emblematico quanto leggiamo, fra l’altro, sulla sovracopertina: “…Il momento è significativo, anche perchè i Fondi Europei destinati alla Calabria per il settennio 2007-20013, rappresentano, a detta di tanti, ” l’ultimo treno” per la crescita della Regione. Occorre, allora, il contributo di tutti per stimolare e sostenere in questa sfida l’azione degli Organi politici.” …………………………………………………..

 

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