TeresinaEra un freddo pomeriggio di fine gennaio, per la cronaca il 22 gennaio 2010, un corteo, che andava infittendosi man mano che avanzava, si snodava per il Corso principale di Jacurso e mestamente si dirigeva verso la Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano.

L’ ignaro automobilista che a quell’ora si è trovato a transitare per la SP, che in quel punto coincide con l’arteria della cittadina, subito dopo il disappunto iniziale per l’imprevisto e obbligato rallentamento nel suo andare provò meraviglia per quell’ assembramento di folla che gli si parava dinnanzi. Certamente ha dovuto pensare che si trattasse di un funerale, di esequie – si fa per dire – delle grandi occasioni! “Sarà stata una persona titolata, addottorata, una persona che godette in vita di autorevolezza presso i suoi concittadini!?!”

Si accompagnava all’estrema dimora Teresina Soverati. In vita non ebbe la fortuna di vantare titoli accademici. Ai suoi tempi non facilmente si andava avanti negli studi. A Iacurso, all’epoca, non vi erano tutte le classi della Scuola Elementare, che si concludeva con la frequenza della terza classe. Per conseguire la Licenza Elementare si dovevano frequentare le Scuole di Maida. Forte, però, era in lei il desiderio di apprendere e ciò che le era stato vietato, impedito in età scolare lo conseguì da adulta. Frequentò con encomiabile profitto tutti i Corsi che negli anni ’60 e ’70 furono istituiti a Jacurso, Corso di Scuola Popolare, Corso di Richiamo Scolastico, Corso di Cultura Popolare.

Se autorevolezza vuol dire credito e stima, Teresina Soverati era, sì, una persona autorevole presso i suoi compaesani. Era, infatti, un’artigiana stimata e come tale era tenuta in considerazione.

Era la primogenita di quattro sorelle e un fratello – la stessa Teresina, Giovanna, Elia Angela e Maria – rimaste nel tempo in tre sorelle, essendo Elia e Maria scomparsi rispettivamente nel 1954 e nel 1989. Abitavano con i genitori a la “Citatella” , al Timpone, la parte più alta dell’abitato, da dove, come da un balcone, il paesetto si affaccia sull’Istmo di Catanzaro.

La casa di mastro Peppa d’ Elia, il papà, alla “Citatella“, era un …porto di mare: le giovani sorelle Soverati cucivano, tessevano, impartivano lezioni private; mastro Peppa normalmente esercitava il mestiere di calzolaio, però, un giorno la settimana assumeva le vesti del barbiere, alla bisogna faceva il conciapelli e all’occorrenza non disdegnava di recarsi nei poderi di sua proprietà per i consueti lavori agricoli. Dalla casa delle sorelle Soverati era un andirivieni di gente. Questo era e fu il contesto nel quale la Nostra passò la giovinezza, tenore di vita che mantenne anche da sposata. Al matrimonio pervenne piuttosto tardi che presto, non perchè le mancarono le buone occasioni. Anzi. Teresina per la sua serietà e la sua laboriosità era un “partito” appetibile e molti furono i pretetendenti. Era molto difficile nella scelta. Infine la condusse all’altare l’ottimo Micuzzo Giliberti, al pari di Teresina laborioso, leale e sincero. La loro unione all’inizio sembrò che venisse allietata dal sorriso di bimbi, ma fu un sogno, una vana speranza ben presto concretizzatisi nella fugace apparizione di un angioletto desioso di tornare là da dove era venuto!

In paese era molto stimata ed era conosciuta quale ” la maìstra ” per antonomasia. E sì, a ragione. Teresina Soverati, o come pure era indicata con il patronimico Teresina de mastro Peppa d’ Elia, a ragione era detta la maìstra, cuciva perfino vestiti da sposa e la mattina della cerimonia nuziale aggiustava le spose. All’epoca i ricevimenti nuziali avvenivano in casa e a Teresina ricorrevano per la confezione dei dolci e dei liquori. A lei per la sua esperienza in merito si rivolgevano i genitori delle ragazze che stavano per sposarsi perchè fossero consigliati nella scelta e nella compera di tutto ciò che occorresse per la celebrazione del matrimonio, anche nella compera e nella scelta degli “ori”! Con Teresina Soverati è scomparsa una delle ultime rapprtesentanti di un’ epoca!

Sintomatico quanto in chiave anedottica si raccontava di Teresina: mamma e papà una mattina di inizio Luglio andarono alla “Trebbia” non senza aver prima raccomandato a Teresina, al tempo appena dodicenne, di non portare fuori la sorellina nata da giorni e perchè ancora non si era provveduto a farle una vestina. A la Cona, punto d’incontro e di riferimento del piccolo centro, si festeggiava e Teresina voleva andarci, ma non poteva lasciare incustodita in casa la sorellina. Cosa fa Teresina? Prende una sua veste e trovate un paio di forbici taglia e ritaglia, scuce, appunta e cuce, modella e rimodella e alla fine ne tira fuori una bella vestina e tutta giuliva e soddisfatta con la sorellina in braccio parte alla volta della Cona.

Cosa dire, cosa ricordare! Quante immagini, quante vicende di vita vissuta si squadernano nella nostra mente a mo’ di filmato! Tutte tacite testimonianze, che teniamo segrete nei nostri cuori e fisse nelle nostre menti, delle sue qualità di donna intelligente, operosa e sempre disponibile a rendersi utile con tutti.

Nei due giorni di veglia della sua salma fu un continuo viavai di estimatori e non vi fu persona che non avesse qualcosa da ricordare!

Categorie: Non dimentichiamo
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Un commento
  1. luigi scicchitano scrive:

    Solo ora apprendo della morte di vostra cognata. Accettate le condoglianze più sentite da parte mia e della mia famiglia.
    Gigi Scicchitano

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